Archivio per novembre 2009

architettura didascalica

Il dibattito tra forma e funzione è da sempre un tema centrale nella storia del dibattito architettonico.

Generazioni di architetti si sono interrogati su cosa fosse più importante e se i due fattori dovessero essere concordi o meno.

Poi c’è sempre chi sceglie la via più immediata… (sì, nel caso ve lo chiedeste, è effettivamente una biblioteca)

Altri esempi di strane architetture (compreso qualche capolavoro) li trovate qui e qui

prima e dopo

Lady Gaga nell’era pre-ladygaga.

too good to be true

Il mio gruppo preferito, i Pet Shop Boys, ha annunciato qualche giorno fa che nell’EP natalizio ci sarà una cover di Viva la vida dei Coldplay, il mio secondo gruppo preferito.

Nel frattempo su iheartradio si può trovare una sessione acustica dei Coldplay registrata lo scorso luglio a Los Angeles.

un maxxi museo

Il Maxxi, il nuovo museo di arte contemporanea a Roma, progettato da Zaha Hadid, è stato accolto in generale piuttosto bene dalla critica architettonica, a parte qualche voce dissonante.

Tra quelli a cui è piaciuto mi sembra interessante il commento di Nicolai Ouroussoff sul New York Times per uno spunto in particolare: l’idea che un’opera architettonica abbia una valenza urbanistica che si riflette sulla città intera e la trasforma. Il concetto, che negli ultimi anni è stato dimostrato dall’esempio del Guggenheim di Bilbao, a Roma è noto da diversi secoli:

What would Pope Urban VIII have made of Maxxi [...]? My guess is that he would have been ecstatic. This 17th-century pope, one of the most prominent cultural patrons in Roman history, understood that great cities are not frozen in time. [...] If Pope Urban were alive today, I’m certain he and Ms. Hadid would be having breakfast right now, plotting the next move.

stanchi e confusi

Massimo Gramellini, nella prefazione di “Buongiorno. Dieci anni”, descrive una condizione esistenziale comune a tanti nell’Italia di oggi:

Resto un liberale laico, le mie stelle polari si chiamano Cavour e Montanelli. Combatto i reazionari e diffido dei rivoluzionari. Mi considero un seguace del «giusto mezzo», che non è il terzismo di chi non si schiera mai, ma il buonsenso di chi persegue le riforme possibili. Non è facile far sentire le nostre ragioni in questa fase politica, dominata dalle curve degli ultrà. Però mi ostino a credere che esista un’altra Italia, maggioritaria e senza rappresentanza. Comprende milioni di cittadini di destra e di sinistra, ma soprattutto stanchi e confusi, che la brutalità del bipolarismo costringe ogni volta a schierarsi con quella delle altre due che in quel determinato momento sembra il male minore. Questi italiani non odiano nessuno e hanno un mucchio di cose da dirsi.

non importa 2

Tom Ford, in una recente intervista a The Advocate:

I don’t think of myself as gay. That doesn’t mean that I’m not gay. I just don’t define myself by my sexuality. [...]

If you said name 10 things that define me, being gay wouldn’t make the list.

modernismi

Forse è un’ossessione personale, ma sono stato sempre affascinato dalla fotografia dell’architettura. E’ come per i ritratti: il soggetto è essenziale, ma se il fotografo è scarso i risultati saranno scarsi, indipendentemente dal soggetto. Se invece il fotografo è bravo può ottenere dei risultati incredibili anche con un soggetto medio. Nella fotografia di architettura è esattamente così.

Ora non so se arriverà in Italia, ma negli stati Uniti è in uscita Visual Acoustics, un bellissimo documentario su Julius Shulman, probabilmente il più famoso fotografo di architettura del mondo. Shulman, che è nato il mio stesso giorno (di vari decenni prima) ed è morto solo qualche mese fa a 98 anni, è diventato famoso con le immagini di edifici modernisti, soprattutto abitazioni private. Le immagini, in larga parte in bianco e nero, parlano di un mondo che aveva fede nel progresso e nell’architettura, un mondo dove un’architettura di geometria rigorosa si trasformava in ambiente domestico (Shulman è uno dei primi a includere gli abitanti della casa nelle sue foto), con effetti talvolta leggermente incongrui. Quelle foto hanno reso famoso Shulman, ma anche gli edifici rappresentati e i loro architetti. Nell’attesa del film che è narrato da Dustin Hoffman (probabilmente in Italia bisognerà aspettare il dvd), qualche immagine per farsi un’idea si può trovare qui o qui.

non importa

Posso dirlo? A me la campagna contro l’omofobia del Ministero per le Pari Opportunità non dispiace per nulla. Probabilmente non cambierà niente, forse lo spot verrà mandato in onda un paio di volte a notte fonda, mentre altri ministri, sottosegretari e onorevoli in prima serata ci spiegheranno che i gay non hanno diritto ad avere riconoscimenti legali delle loro unioni (rendendo quindi l’intero messaggio anti-omofobia quanto meno ambiguo), ma mi sembra comunque un segnale positivo. L’idea base dello spot non è nuova (credo che negli anni 90 ci sia stata un’altra campagna in Italia con un pompiere che salvava una persona, ma vado a memoria), però è giusta. Non si parla di “tolleranza”, non ci sono gay “tanto sensibili signora mia”, non ci sono omosessuali che devono essere protetti, salvati, aiutati, ma si dice invece con molta chiarezza l’unica cosa che si dovrebbe dire in tema di omosessualità: “non importa”.

e tu come la senti la crisi?

Il NY Times pubblica un grafico interattivo che raffigura il livello di disoccupazione per i differenti gruppi di lavoratori, suddivisi per sesso, età, etnia e livello di istruzione.

il Cristo degli italiani

Francesco Merlo oggi su Repubblica:

Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.

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