la sora cesira ha superato se stessa
Se il film (tratto dal romanzo di Christopher Isherwood) è bello la metà del trailer, siamo di fronte a un capolavoro. Coppa Volpi a Colin Firth.
L’albero è il più noto simbolo del Natale. La scelta, la decorazione, le luci, i pacchetti messi sotto, sono temi che toccano le corde di molti.
Il New Yorker celebra l’albero di Natale e la sua fortuna letteraria pubblicando una serie di estratti da classici minori di autori come Chekhov, Dickens, Capote, Dostoevsky.
(la frase del titolo è tratta da “A Christmas Memory” di Truman Capote)
“we have nothing to fear from people who are committed to each other, who wanna share their lives and protect one another”
Il miglior discorso che abbia mai sentito sulle unioni civili, al di là di tutta la retorica di destra e di sinistra. Semplice, chiaro, di buon senso, fatto con i toni pacati di chi sa di cosa sta parlando e ha dalla sua la ragione, più che l’enfasi e la demagogia.
Avercene.
Il dibattito tra forma e funzione è da sempre un tema centrale nella storia del dibattito architettonico.
Generazioni di architetti si sono interrogati su cosa fosse più importante e se i due fattori dovessero essere concordi o meno.
Poi c’è sempre chi sceglie la via più immediata… (sì, nel caso ve lo chiedeste, è effettivamente una biblioteca)
Altri esempi di strane architetture (compreso qualche capolavoro) li trovate qui e qui
Lady Gaga nell’era pre-ladygaga.
Il mio gruppo preferito, i Pet Shop Boys, ha annunciato qualche giorno fa che nell’EP natalizio ci sarà una cover di Viva la vida dei Coldplay, il mio secondo gruppo preferito.
Nel frattempo su iheartradio si può trovare una sessione acustica dei Coldplay registrata lo scorso luglio a Los Angeles.
Il Maxxi, il nuovo museo di arte contemporanea a Roma, progettato da Zaha Hadid, è stato accolto in generale piuttosto bene dalla critica architettonica, a parte qualche voce dissonante.
Tra quelli a cui è piaciuto mi sembra interessante il commento di Nicolai Ouroussoff sul New York Times per uno spunto in particolare: l’idea che un’opera architettonica abbia una valenza urbanistica che si riflette sulla città intera e la trasforma. Il concetto, che negli ultimi anni è stato dimostrato dall’esempio del Guggenheim di Bilbao, a Roma è noto da diversi secoli:
What would Pope Urban VIII have made of Maxxi [...]? My guess is that he would have been ecstatic. This 17th-century pope, one of the most prominent cultural patrons in Roman history, understood that great cities are not frozen in time. [...] If Pope Urban were alive today, I’m certain he and Ms. Hadid would be having breakfast right now, plotting the next move.
Massimo Gramellini, nella prefazione di “Buongiorno. Dieci anni”, descrive una condizione esistenziale comune a tanti nell’Italia di oggi:
Resto un liberale laico, le mie stelle polari si chiamano Cavour e Montanelli. Combatto i reazionari e diffido dei rivoluzionari. Mi considero un seguace del «giusto mezzo», che non è il terzismo di chi non si schiera mai, ma il buonsenso di chi persegue le riforme possibili. Non è facile far sentire le nostre ragioni in questa fase politica, dominata dalle curve degli ultrà. Però mi ostino a credere che esista un’altra Italia, maggioritaria e senza rappresentanza. Comprende milioni di cittadini di destra e di sinistra, ma soprattutto stanchi e confusi, che la brutalità del bipolarismo costringe ogni volta a schierarsi con quella delle altre due che in quel determinato momento sembra il male minore. Questi italiani non odiano nessuno e hanno un mucchio di cose da dirsi.
